Pietro Montanari - Il venerdì di Repubblica Mangia e Bevi

Ristorante Cesoia Written by 

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Pietro Montanari - Il venerdì di Repubblica Mangia e Bevi il Venerdì di Repubblica

Nell'edizione de il venerdì de La Repubblica uscito il 13 ottobre 2017 nella rubrica Mangia e Bevi di Gianni e Paola Mura si parla di Pietro Montanari, della sua passione per la cucina di come "si ispira ascoltando musica e giradischi, andando al cinema e interpretando le persone che incontra...", di seguito vi riportiamo l'intero testo dell'articolo.

TAGLIATELLE E WASABI, COSì PIETRO L'ESPLORATORE SORPRESE BOLOGNA

Pietro Montanari ha 26 anni e a cinque, leccando un cucchiaio in cucina, aveva già scelto la sua strada. Era la cucina del Cesoia, un'istituzione a Bologna di fronte all ospedale di Sant'Orsola, quasi all'angolo tra via Massarenti e via Cesoia, così chiamata perché un tempo ospitava molti tagliatori di lamiere. Il nonno, anche lui Pietro, si muoveva tra spiedi e braci, in una proposta più umbro-laziale che bolognese.

Oggi la famiglia di Pietro ha un ristorante tipico in piazza Santo Stefano. Lui un ristorante atipico, che riserva molte buone sorprese. Intanto, un "fatto in casa", dal pane, anche in versione carta da musica, ai dolci, passando ovviamente per le paste, fresche e ripiene. Poi, molti menù a disposizione dell'avventore: dal martedì al venerdì il pranzo di lavoro, due portate a 18 euro, tre a 25. Poi, a 40 euro, 5 portate ispirate alla tradizione bolognese (gradito il ritorno della galantina), infine altre 7 portate a 50 euro.

Non è un impegno da poco, lo avrete capito, ma Pietro e i suoi collaboratori lo affrontano col sorriso sulle labbra. Il giovane Montanari ha fatto qualche esperienza in Trentino e Veneto (da Ghezzi e Perbellini), ma non ha un faro ispiratore. Si ispira, dice, ascoltando musica al giradischi, andando al cinema e "interpretando" le persone che incontra. Ha talento, non c'è dubbio.

La sua è una cucina d'esplorazione, di accostamenti inediti con echi orientali. A fianco, i pilastri della tradizione che, in una città gastronomicamente assai conservatrice, non si possono mettere in un angolo.

Gli affettati di qualità ci sono, idem le tagliatelle al ragù, le lasagne verdi, le cotolette alla bolognese. Ma a Pietro sta a cuore tutto l'agroalimentare che ha nell'Emilia Romagna la regione con più prodotti Dop e Igp.

Qualche piatto: erbe aromatiche in pastella, salsa al miele e cannella, risotto con sgombro marinato affumicato, wasabi e yuzu, ravioli di caprino in brodo di nocciole con topinambur, rombo con finferli, lamponi e tè matcha, petto di pernice arrosto, cinghiale al vapore, semifreddo al mango, peperoncino e caprino (da bis), finocchio in agrodolce con ganache alla Sambuca e gelato alla liquirizia. Di buon livello carta dei vini e servizio. Pietro è assistito da Michela Mancini, la sala è affidata ad Angelo Di Stani.

 

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